La mostra DIS/INTEGRATION dei Laboratori d'arte di Sant'Egidio prosegue il suo itinerario nella città.
Dal 22 settembre è all'Accademia d'Ungheria in Roma / Collegium Hungaricum Róma in una delle vie più belle di Roma,

Via Giulia 1.
Sarà possibile visitare la mostra fino al 28 ottobre dal lunedì al venerdi dalle 9:30 alle 19:30.
L'ingresso è libero
 
Le opere in mostra, realizzate da artisti e artiste con disabilità, suggeriscono un nuovo mondo possibile, mettendo in opera con ironia la loro verità e il loro pensiero, per offrire al pubblico proposte per un futuro comune e inclusivo in un tempo segnato dal disorientamento della pandemia
Disegni, dipinti, installazioni, collage di parole testimoniano l’efficacia imprescindibile della dimensione del laboratorio creativo, capace di attivare percorsi di liberazione dal silenzio. Attraverso l’arte si esprime così un pensiero talvolta nascosto e una visione del mondo che suggerisce un’alternativa attuabile e condivisibile grazie al passaggio “dall’io al noi”.

DIS/INTEGRATION 

02.12.21 > 28.01.22

Laboratori d’Arte Comunità di Sant’Egidio

César Meneghetti

+ Leonardo Crudi

Elia Novecento

Antoine Sibomana

a cura di Alessandro Zuccari

Palazzo del Rettorato  Sapienza Università di Roma

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La mostra DIS/INTEGRATION inizia dall’esterno con il lavoro di tre giovani artisti: Leonardo Crudi, Elia Novecento e Sibomana che sulla barriera che impedisce l’accesso allo scalone interpretano, ciascuno con il suo inconfondibile stile, l’invito a superare le tante altre barriere esistenti.

Un fil rouge lega questi artisti, una sensibilità e un punto di partenza comune: la strada. Tutti e tre hanno mosso i primi passi nel graffitismo e proprio i muri esterni sono stati per anni il supporto dei loro alfabeti pittorici, tra lettering e writing.  Leonardo Crudi ed Elia Novecento non sono nuovi a collaborazioni con la Comunità di Sant’Egidio; lo scorso anno, infatti, hanno arricchito il Museo Laboratorio di Tor Bella Monaca lasciando due opere murali a simboleggiare l’impegno e l’attenzione di Sant’Egidio verso gli ultimi e i fragili. In continuità con quel sodalizio, hanno entrambi realizzato per questa mostra opere di grande impatto.

CONTRO OGNI BARRIERA, di Leonardo Crudi, manifesta l’opposizione a ogni forma di coercizione dei popoli.

Oltre un muro stilizzato fuoriescono due mani in segno di accoglienza, mentre il cineocchio, il Kinoglaz di Dziga Vertov (noto regista russo della prima metà del ‘900), documenta la vita e le difficoltà degli ultimi, rappresentati da due sottoproletari. Il cineocchio è un elemento ricorrente dell’opera e della sintassi figurativa di Crudi, derivato da una ricerca sul cinema d’avanguardia e sperimentale.


L’ILLEGGIBILE DIVENTA PLANISFERO UNICO è invece l’opera di Elia Novecento, che utilizza un registro e uno stile poetico e sognante. In questo caso prende ispirazione dai tappeti di guerra afghani, realizzati a partire dagli anni ’70 in Afghanistan per raccontare il dramma dell’occupazione sovietica, poi quello della resistenza Mujaheddin e infine dell’occupazione americana. Da questi tappeti riprende la geometrizzazione e la divisione degli spazi, che reinterpreta sulla barriera in un planisfero stilizzato.
Va sottolineato il legame particolare di quest’opera con Sant’Egidio, che attraverso corridoi umanitari ha consentito l’arrivo in  Europa di 4300 profughi provenienti da Libano, Etiopia, Grecia, Libia, e questa estate proprio dall’Afghanistan.


Il terzo artista coinvolto è Sibomana. La sua storia e il suo lavoro sono in perfetta sintonia con lo spirito della mostra. Nato a Bruxelles, ma vissuto per anni in Africa, tra Congo e Ruanda, Sibomana ha da sempre a cuore i temi dell’immigrazione e della pace, e le sue opere raccontano le storie dei migranti, che fotografa nei suoi viaggi e rielabora in ritratti tra il digitale e il pittorico.
Nella sua opera 
WALLS OF SHAME – muri della vergogna – uno stormo di uccelli che esce dalle mani si unisce in un'unica grande rondine che oltrepasserà il muro, a ricordarci che gli uccelli e gli altri animali non conoscono confini e barriere, sottolineando inoltre che non si dovrebbero proteggere i confini ma le persone.

Leonardo

Crudi

CONTRO

OGNI BARRIERA

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Dall’esterno all’interno la bella ma assai rigida struttura piacentiniana del Rettorato subisce la trasformazione del colore e del senso della mostra: DIS/INTEGRATION parla sì di disintegrazione del nostro mondo, ma anche di resilienza e di futuro, indicato con  umiltà ma con forza da chi in genere non ha molto diritto di parola.


Nell’Atrio della Minerva si arriva salendo una rampa di scale sulle quali sono state poste frasi e pensieri estratti dalle discussioni che nei Laboratori hanno toccato temi diversi: fragilità e diseguaglianze, accoglienza e integrazione, questioni di attualità come le migrazioni, i conflitti e le loro drammatiche conseguenze.


Sono le parole che cantano, che salgono e scendono…amo tanto le parole…quelle
inaspettate…quelle che si aspettano golosamente, si spiano, finché a un tratto cadono.

Pablo Neruda, frammenti da "Confesso che ho vissuto".

Le parole sono le protagoniste della prima zona della mostra: una frase di Jonathan Sacks campeggia sul muro oltre la video installazione mentre un’operazione di restituzione storica e allo stesso tempo di invito al futuro è stata compiuta sul marmo giallo sottostante il tondo della Minerva di Mirko Basaldella (1910-1969): al posto della dedicazione fascista a Mussolini e al re, rimossa nel 1944, è possibile leggere una frase sull’amicizia di Erasmo da Rotterdam.

 

Un pannello blu supporta l’opera DIRITTI (NON) DATI, opera collettiva  di vari Laboratori: i disabili hanno studiato la Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948,  scelto e trascritto alcuni articoli e poi hanno cercato dati di attualità, per dire  come i diritti non siano dati a tutti.

Sollevando lo sguardo sopra le scale di accesso troviamo la tela GLI ESCLUSI, tecnica mista su tela.

L’autore, Roberto Mizzon inizia a lavorare con la ceramica in uno degli istituti dove viene ricoverato, bambino, tra gli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80.

Una volta tornato in famiglia, frequentando i Laboratori d’Arte si accosta prima alla pittura, prediligendo la creazione di opere materiche, e poi alle installazioni. Predilige utilizzare materiale di recupero.

Questa opera in particolare è dedicata ai senza dimora e ai tanti “invisibili” che vengono tenuti ai margini della società.

I cartoni spesso utilizzati come giaciglio sono state posti dall’autore ai confini dell’opera.

L'AMICIZIA VALE PIÙ DI TUTTO

L'AMICIZIA

UN BENE NON MENO NECESSARIO

DELL'ARIA

DEL FUOCO, DELL'ACQUA

TANTO SOAVE CHE

SE TOGLI L'AMICIZIA

TOGLI IL SOLE

ERASMO DA ROTTERDAM

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I Laboratori negli anni si sono aperti al dialogo con artisti contemporanei, in particolare con César Meneghetti, un artista che lavora in ambito internazionale, sensibile alle questioni globali che egli intreccia alle storie e alle voci di chi sembra non contare molto. Nel 2010 ha avviato insieme ai Laboratori d’Arte il progetto I\O_IO È UN ALTRO dando vita a varie esposizioni, alla Biennale di Venezia nel 2013, al Maxxi nel 2015, al Vittoriano nel 2018.

 

In questa occasione, al Rettorato, la relazione tra l’artista e le persone prende la forma di una sua video installazione dove gli sguardi e le parole di uomini e donne fragili commentano le immagini del nostro inquieto mondo contemporaneo.

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inclusion/exclusion

Salendo e leggendo altre frasi sulle scale di sinistra si arriva al piano superiore e al ballatoio. Subito incontriamo:

 

Tre tele di Michele Colasanti, giovane uomo con un leggero spettro autistico per esprimere con ironia il suo pensiero su diversità, omologazione e futuro del mondo: l’ultima tela infatti recepisce la storia/leggenda/monito secondo la quale gli abitanti deforestarono talmente l’isola da non poter sopravvivere essi stessi. Un piccolo ritratto a fumetto rivela il volto di Greta Thumberg che trova compagnia colorata in una manifestazione in alto a sinistra.