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DIS/INTEGRATION GENOVA

La mostra DIS/INTEGRATION approda a Genova, presso un luogo prestigioso

e pieno di storia come il Teatro Carlo Felice.

Allestita negli spazi espositivi del foyer, l'esposizione sarà inaugurata il 24 febbraio alle ore 17:00.

La mostra sarà visitabile nella città ligure dal 25 febbraio fino al 15 marzo 2023

Titolo                                          DIS/INTEGRATION MOSTRA / EXHIBITION

Quando                                       25 febbraio – 15 marzo 2023

Dove                                           TEATRO CARLO FELICE | spazi  espositivi del foyer

                                                    Passo Eugenio Montale, 4

Ingresso gratuito

Orario visite                                dal lunedì al sabato 10:00 - 13:00; 15:00-18:00, la  domenica 15:00-18:00

INFO e prenotazioni visite:        La mattina solo per le scuole (su prenotazione) arte.santegidio@gmail.com  WhatsApp: 3472499344

Promotori                                    César Meneghetti con gli artisti dei Laboratori d’Arte di Sant’Egidio  + Leonardo Crudi, Elia Novecento, Sibomana
                                                     a cura di Alessandro Zuccari

con la collaborazione di              Antonella Antezza, Cristina Cannelli, Antonella Sbrilli, Claudio Sagliocco, Paolo Mancinelli

Progetto allestimento                Simonetta De Cubellis, Cristina Cannelli

Allestimento                                Tagi 2000

Il grande successo di DIS/INTEGRATION al Rettorato dell'Università di Roma III

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«L’eleganza visiva delle vostre opere, povere e raffinate allo stesso tempo, è l’esecuzione felice di chi sa cos’è la bellezza. Il mondo ha bisogno di bellezza, abbiamo tutti bisogno di più laboratori e meno ambulatori.

Dis/Integration, il potere e la forza espressiva di questi artisti, sono un’offerta terapeutica accessibile a tutti.

n una società dove si vive perlopiù in piccole e grandi bolle di narcisismo, il vostro lavoro è la contromisura alle nostre difficoltà relazionali, alla pandemia dell’isolamento».

PAOLO VIRIZÌ

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«In un mondo che preferisce distruggere, perché ha disimparato il processo della creazione, questa mostra esprime un desiderio di Eterno.

Siamo eredi del pensiero del Novecento che ha rubricato spesso questo anelito come una vera e propria malattia, forte di una cultura che marginalizzava la fragilità,

il più delle volte medicalizzandola.

Eppure, se esiste un sinonimo di "umanità"

è proprio "fragilità"».

DANIELE MENCARELLI

La mostra DIS/INTEGRATION è un'esposizione incentrata sui temi delle fragilità e diseguaglianze,

nonché dell’accoglienza e integrazione.

Opere legate anche a questioni di attualità come le migrazioni, la crisi climatica e ambientale, i conflitti e le loro drammatiche conseguenze, e, fra questi anche quello angosciante in corso in Ucraina e la grande sete di pace.

Disegni, dipinti, installazioni, collage di parole testimoniano l’efficacia imprescindibile della dimensione del laboratorio creativo, capace di attivare percorsi di liberazione dal silenzio. Attraverso l’arte si esprime così un pensiero talvolta nascosto e una visione del mondo che suggerisce un’alternativa attuabile e condivisibile grazie al passaggio “dall’io al noi”.

César Meneghetti è un artista che lavora in ambito internazionale, sensibile alle questioni globali: partendo dall’esplorazione di storie e di vite apparentemente senza grandezza eppure capaci di suscitare connessioni, intreccia di nuovo la sua opera con quella dei Laboratori, dopo aver presentato alcuni suoi lavori alla Biennale di Venezia nel 2013, al MAXXI di Roma tra 2015 e 2016 e al Vittoriano, con la mostra exclusion/inclusion (www.inclusionexclusion.info), nel 2018-19.

DIS/INTEGRATION 

02.12.21 > 28.01.22

Laboratori d’Arte Comunità di Sant’Egidio

César Meneghetti

+ Leonardo Crudi

Elia Novecento

Antoine Sibomana

a cura di Alessandro Zuccari

Palazzo del Rettorato  Sapienza Università di Roma

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ESTERNO

La mostra DIS/INTEGRATION inizia dall’esterno con il lavoro di tre giovani artisti: Leonardo Crudi, Elia Novecento e Sibomana che sulla barriera che impedisce l’accesso allo scalone interpretano, ciascuno con il suo inconfondibile stile, l’invito

a superare le tante altre barriere esistenti.

Un fil rouge lega questi artisti, una sensibilità e un punto di partenza comune: la strada. Tutti e tre hanno mosso i primi passi nel graffitismo e proprio i muri esterni sono stati per anni il supporto dei loro alfabeti pittorici, tra lettering e writing.  Leonardo Crudi ed Elia Novecento non sono nuovi a collaborazioni con la Comunità di Sant’Egidio; lo scorso anno, infatti, hanno arricchito il Museo Laboratorio di Tor Bella Monaca lasciando due opere murali a simboleggiare l’impegno e l’attenzione di Sant’Egidio verso gli ultimi e i fragili. In continuità con quel sodalizio, hanno entrambi realizzato per questa mostra opere di grande impatto.

CONTRO OGNI BARRIERA, di Leonardo Crudi, manifesta l’opposizione a ogni forma di coercizione dei popoli.

Oltre un muro stilizzato fuoriescono due mani in segno di accoglienza, mentre il cineocchio, il Kinoglaz di Dziga Vertov (noto regista russo della prima metà del ‘900), documenta la vita e le difficoltà degli ultimi, rappresentati da due sottoproletari. Il cineocchio è un elemento ricorrente dell’opera e della sintassi figurativa di Crudi, derivato da una ricerca sul cinema d’avanguardia e sperimentale.


L’ILLEGGIBILE DIVENTA PLANISFERO UNICO è invece l’opera di Elia Novecento, che utilizza un registro e uno stile poetico e sognante. In questo caso prende ispirazione dai tappeti di guerra afghani, realizzati a partire dagli anni ’70 in Afghanistan per raccontare il dramma dell’occupazione sovietica, poi quello della resistenza Mujaheddin e infine dell’occupazione americana. Da questi tappeti riprende la geometrizzazione e la divisione degli spazi, che reinterpreta sulla barriera in un planisfero stilizzato.
Va sottolineato il legame particolare di quest’opera con Sant’Egidio, che attraverso corridoi umanitari ha consentito l’arrivo in  Europa di 4300 profughi provenienti da Libano, Etiopia, Grecia, Libia, e questa estate proprio dall’Afghanistan.


Il terzo artista coinvolto è Sibomana. La sua storia e il suo lavoro sono in perfetta sintonia con lo spirito della mostra. Nato a Bruxelles, ma vissuto per anni in Africa, tra Congo e Ruanda, Sibomana ha da sempre a cuore i temi dell’immigrazione e della pace, e le sue opere raccontano le storie dei migranti, che fotografa nei suoi viaggi e rielabora in ritratti tra il digitale e il pittorico.
Nella sua opera 
WALLS OF SHAME – muri della vergogna – uno stormo di uccelli che esce dalle mani si unisce in un'unica grande rondine che oltrepasserà il muro, a ricordarci che gli uccelli e gli altri animali non conoscono confini e barriere, sottolineando inoltre che non si dovrebbero proteggere i confini ma le persone.

Leonardo

Crudi

CONTRO

OGNI BARRIERA

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ATRIO
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Dall’esterno all’interno la bella ma assai rigida struttura piacentiniana del Rettorato subisce la trasformazione del colore e del senso della mostra: DIS/INTEGRATION parla sì di disintegrazione del nostro mondo, ma anche di resilienza e di futuro, indicato con  umiltà ma con forza da chi in genere non ha molto diritto di parola.


Nell’Atrio della Minerva si arriva salendo una rampa di scale sulle quali sono state poste frasi e pensieri estratti dalle discussioni che nei Laboratori hanno toccato temi diversi: fragilità e diseguaglianze, accoglienza e integrazione, questioni di attualità come le migrazioni, i conflitti e le loro drammatiche conseguenze.


Sono le parole che cantano, che salgono e scendono…amo tanto le parole…quelle
inaspettate…quelle che si aspettano golosamente, si spiano, finché a un tratto cadono.

Pablo Neruda, frammenti da "Confesso che ho vissuto".

Le parole sono le protagoniste della prima zona della mostra: una frase di Jonathan Sacks campeggia sul muro oltre la video installazione mentre un’operazione di restituzione storica e allo stesso tempo di invito al futuro è stata compiuta sul marmo giallo sottostante il tondo della Minerva di Mirko Basaldella (1910-1969): al posto della dedicazione fascista a Mussolini e al re, rimossa nel 1944, è possibile leggere una frase sull’amicizia di Erasmo da Rotterdam.

 

Un pannello blu supporta l’opera DIRITTI (NON) DATI, opera collettiva  di vari Laboratori: i disabili hanno studiato la Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948,  scelto e trascritto alcuni articoli e poi hanno cercato dati di attualità, per dire  come i diritti non siano dati a tutti.

Sollevando lo sguardo sopra le scale di accesso troviamo la tela GLI ESCLUSI, tecnica mista su tela.

L’autore, Roberto Mizzon inizia a lavorare con la ceramica in uno degli istituti dove viene ricoverato, bambino, tra gli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80.

Una volta tornato in famiglia, frequentando i Laboratori d’Arte si accosta prima alla pittura, prediligendo la creazione di opere materiche, e poi alle installazioni. Predilige utilizzare materiale di recupero.

Questa opera in particolare è dedicata ai senza dimora e ai tanti “invisibili” che vengono tenuti ai margini della società.

I cartoni spesso utilizzati come giaciglio sono state posti dall’autore ai confini dell’opera.

L'AMICIZIA VALE PIÙ DI TUTTO

L'AMICIZIA

UN BENE NON MENO NECESSARIO

DELL'ARIA

DEL FUOCO, DELL'ACQUA

TANTO SOAVE CHE

SE TOGLI L'AMICIZIA

TOGLI IL SOLE

ERASMO DA ROTTERDAM

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